AREA APPRENDIMENTO
Le scienze dell’apprendimento applicate agli sport di squadra
Abbiamo creato questa area per una ragione semplice: ispirare allo studio, alla ricerca e all’approfondimento.
Questa collana nasce con l’idea di offrire agli allenatori una base di conoscenza attraverso una sintesi delle ricerche e dei contributi dei più importanti studiosi delle scienze dell’apprendimento.
Non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
Abbiamo cercato di raccogliere e riassumere concetti complessi, traducendoli e contestualizzandoli all’interno della formazione e degli sport di squadra, con particolare attenzione al calcio.
Non abbiamo la presunzione di considerarci migliori, né di possedere verità assolute.
Ci consideriamo, semplicemente, ricercatori dell’approfondimento nel calcio formativo.
Ogni volume vuole quindi aprire una porta: offrire uno spunto, una domanda, una prospettiva diversa e, soprattutto, stimolare l’allenatore ad andare oltre.
Perché formare un giocatore non significa soltanto conoscere il calcio.
Significa comprendere come una persona apprende, come costruisce conoscenza, come percepisce, decide, si adatta e sviluppa le proprie competenze all’interno di un ambiente.
Questa area nasce per questo: studiare per allenare meglio. E allenare meglio per permettere al giocatore di apprendere meglio.

EPISTEMOLOGIA DEL PROCESSO APPRENDIMENTO-ALLENAMENTO DELLA PRIMA FORMAZIONE
Chi sono
Per oltre quarant’anni ho insegnato Scienze Motorie e Sportive, un’esperienza che mi ha permesso di osservare da vicino come bambini, ragazzi e giovani adulti apprendano attraverso il movimento, ben oltre i confini della sola pratica sportiva.
Parallelamente, il calcio ha rappresentato l’altra grande direttrice del mio percorso professionale. Sono in possesso della qualifica UEFA PRO, il massimo livello di abilitazione per un allenatore, e ho avuto l’opportunità di allenare con soddisfazione in tutte le principali categorie del calcio dilettantistico, confrontandomi con realtà, età e contesti molto diversi tra loro.
L’esperienza maturata sul campo e quella vissuta nella scuola hanno alimentato una convinzione che negli ultimi anni è diventata il centro della mia ricerca: prima di scegliere una metodologia, è necessario comprendere quale paradigma renda davvero conto di come un bambino impari a giocare.
È questa la domanda che oggi orienta il mio lavoro.
Nel tempo ho sentito l’esigenza di andare oltre le tradizionali teorie dell’allenamento, approfondendo la pedagogia, la fenomenologia, l’enattivismo e le neuroscienze contemporanee. Non per cercare l’ennesimo metodo innovativo, ma per individuare un quadro teorico capace di interpretare la complessità della prima formazione senza ridurla a una sequenza di tecniche, esercizi o protocolli.
Sono convinto che il bambino non sia un cervello da stimolare né un corpo da addestrare, ma una persona che costruisce continuamente significato attraverso la propria esperienza nel gioco. Per questo considero il calcio, prima ancora che una disciplina sportiva, un ambiente privilegiato di crescita, nel quale percezione, azione, emozione, relazione e pensiero si sviluppano insieme.
Anche il mio rapporto con le neuroscienze nasce da questa prospettiva. Le considero una risorsa preziosa, purché rimangano uno strumento di comprensione e non diventino un linguaggio utilizzato per legittimare, con apparente autorevolezza scientifica, pratiche educative che spesso appartengono a modelli ormai superati.
La prospettiva che proporrò in questa rubrica è quindi quella fenomenologico-enattiva. Un approccio che vede l’apprendimento come un processo emergente, che nasce dall’interazione continua tra il bambino, il suo corpo, il gioco, i compagni, gli avversari e l’ambiente.
Mr.Raffaele Di Pasquale
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