VOLUME 9 TRANSFER OF LEARNING

21 Ago , 2026 - EPISTEMOLOGIA DEL PROCESSO APPRENDIMENTO,Metodico

VOLUME 9 TRANSFER OF LEARNING

TRANSFER OF LEARNING
Dall’allenamento alla partita
Come costruire allenamenti che trasferiscono competenze alla gara

Ogni allenatore si pone, consapevolmente o meno, una domanda fondamentale.
Ciò che alleno oggi verrà utilizzato domenica in partita?
È una domanda apparentemente semplice, ma rappresenta uno dei temi più studiati dalle scienze dell’apprendimento.
Per decenni il successo di una seduta è stato valutato osservando la qualità dell’esecuzione durante l’allenamento. Se i giocatori eseguivano correttamente un esercizio, si riteneva che l’obiettivo fosse stato raggiunto.
La ricerca scientifica racconta una storia diversa.
La vera efficacia di un allenamento non si misura durante l’allenamento.
Si misura nella capacità del giocatore di utilizzare ciò che ha appreso quando il contesto cambia.
Questo processo prende il nome di Transfer of Learning, il trasferimento dell’apprendimento.
È il ponte tra la pratica e la competizione.
Tra l’esercitazione e il gioco.
Tra ciò che il giocatore sperimenta oggi e ciò che saprà fare domani.
Senza trasferimento non esiste apprendimento funzionale.
Esiste soltanto una buona prestazione all’interno di un ambiente controllato.
Il calcio, però, non è un ambiente controllato.
Ogni partita è diversa.
Cambiano gli avversari.
Cambiano gli spazi.
Cambiano i ritmi.
Cambiano le emozioni.
Cambiano le informazioni disponibili.
Il giocatore non incontra mai lo stesso problema due volte nello stesso modo.
Per questo motivo la metodologia non può limitarsi a insegnare soluzioni.
Deve sviluppare competenze trasferibili.
Il trasferimento rappresenta la prova più autentica dell’apprendimento.
Un principio può dirsi realmente acquisito solo quando il giocatore riesce ad applicarlo in situazioni nuove, imprevedibili e differenti da quelle vissute durante l’allenamento.
È proprio questa capacità di adattamento che distingue l’apprendimento dalla semplice memorizzazione.
Le ricerche sul Transfer of Learning mostrano che il trasferimento non avviene automaticamente.
Ripetere un esercizio molte volte non garantisce che quel comportamento emerga in partita.
Anzi, quando il contesto di allenamento è troppo rigido, troppo prevedibile o eccessivamente guidato, aumenta il rischio che il giocatore impari l’esercizio e non il principio.
Questa è una delle criticità più diffuse nella metodologia tradizionale.
Il giocatore diventa esperto nel risolvere il problema dell’esercizio.
Ma non quello della partita.
L’obiettivo dell’allenatore deve quindi cambiare.
Non costruire esercizi perfetti.
Costruire esperienze che rendano trasferibili i principi del gioco.
Questo significa allenare ciò che rimane stabile all’interno della continua variabilità della gara.
Le forme possono cambiare.
I principi devono restare.
Ampiezza.
Profondità.
Superiorità.
Copertura.
Smarcamento.
Pressione.
Equilibrio.
Collaborazione.
Sono questi gli elementi che attraversano ogni situazione di gioco.
L’allenamento efficace non riproduce fedelmente ogni possibile azione della partita.
Allena i criteri che permettono al giocatore di affrontare qualunque azione.
Per questo motivo il trasferimento dipende dalla qualità della progettazione metodologica.
Ogni esercitazione dovrebbe essere costruita ponendosi alcune domande fondamentali.
Il problema proposto è realmente presente in partita?
Le informazioni percepite dal giocatore sono simili a quelle della gara?
Le decisioni richieste sono autentiche o già predeterminate?
Il comportamento emerge dalla comprensione del problema o dall’esecuzione di istruzioni?
L’errore rappresenta un’opportunità di adattamento?
Il principio allenato potrà essere riconosciuto anche in contesti differenti?
Quando queste condizioni vengono rispettate, aumenta la probabilità che l’apprendimento venga trasferito.
Non perché il giocatore ricordi un esercizio.
Ma perché ha costruito una competenza.
Le moderne teorie dell’apprendimento individuano alcuni fattori che favoriscono il trasferimento.
Il primo è la variabilità.
Affrontare lo stesso principio all’interno di situazioni differenti permette al cervello di comprenderne gli aspetti essenziali e di renderlo disponibile anche in contesti nuovi.
Il secondo è la rappresentatività.
L’allenamento deve conservare le informazioni realmente presenti nella partita.
Non basta utilizzare il pallone.
Occorre mantenere le relazioni tra spazio, tempo, avversari, compagni e obiettivi.
Il terzo è la comprensione dei principi.
Chi memorizza una soluzione dipende dal contesto.
Chi comprende un principio riesce ad adattarlo.
Il quarto riguarda la riflessione.
Ogni esperienza diventa realmente trasferibile quando il giocatore comprende perché una soluzione abbia funzionato e quando potrà essere riutilizzata.
L’allenatore assume quindi un ruolo diverso.
Non progetta esercitazioni da eseguire.
Progetta situazioni nelle quali il giocatore costruisce criteri decisionali.
L’obiettivo non è sviluppare una risposta.
È sviluppare la capacità di generare risposte.
Questo principio modifica anche il concetto di programmazione.
Una stagione non dovrebbe essere organizzata come una sequenza di esercizi.
Dovrebbe essere progettata come una progressiva costruzione di principi trasferibili.
Ogni seduta amplia le competenze costruite nella precedente.
Ogni nuova esperienza aumenta la capacità del giocatore di adattarsi.
Ogni problema affrontato rende più efficace la gestione dei problemi futuri.
È proprio questo il significato più profondo del Transfer of Learning.
Trasferire non significa ripetere.
Significa riconoscere.
Adattare.
Generalizzare.
Applicare.
Comprendere.
Per il calcio moderno questa rappresenta probabilmente la competenza più importante.
La partita non premia chi ricorda meglio gli esercizi.
Premia chi riesce a trovare soluzioni efficaci in situazioni mai viste prima.
Ed è proprio questa la responsabilità della metodologia contemporanea.
Non preparare il giocatore all’allenamento.
Prepararlo al gioco.
Perché il valore di una seduta non termina con il fischio finale dell’allenamento.
Comincia quando il giocatore entra in campo e dimostra di saper trasformare ciò che ha appreso in competenza reale.
È in quel momento che l’apprendimento si trasferisce.
Ed è in quel momento che la metodologia dimostra il proprio vero valore.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *