Move to Create 1

23 Set , 2026 - Move to Create

Collana Move to Create/ Articolo 01 di 07/ Metodologia Spazio-Tempo

Move to Create

01. La posizione non è un posto. È una relazione.

Questa collana nasce da una domanda che mi sono fatto sul campo, non a tavolino: perché due squadre che occupano lo stesso spazio con gli stessi uomini producono gioco diverso. La risposta che ho trovato, e che provo a mettere in ordine in sette articoli, è che la posizione di un giocatore non vale mai in sé. Vale per quello che crea. Move to Create è la formula che tiene insieme tutto il resto: mi muovo non per essere da qualche parte, ma per generare qualcosa che prima non c’era.

Struttura della collana
  1. La posizione non è un posto. È una relazione.In letturaLe tre referenze / Tassonomia dell’avversario / Possesso e non possesso
  2. Le figure geometriche come strumento, non come forma.Triangolo, rombo, quadrato / Appoggio, sostegno, vertice
  3. Palla chiusa e palla aperta: la lettura che decide il movimento.Stati della palla / Riorganizzazione della struttura
  4. Il terzo uomo come inevitabilità strutturale.Primo, secondo, terzo / Verticalizzazione rasoterra
  5. Creare lo spazio: occupare, liberare, rioccupare.Spazio grande e spazio piccolo / Movimento che genera per altri
  6. Move to Create in fase di non possesso.Negare la figura / Indirizzare / Ridurre lo spazio-tempo
  7. Dal principio all’esercitazione: progettare situazioni che obbligano a creare.Metodo induttivo / Varianti per categoria / Osservazione

01Perché “Move to Create”

Per anni ho chiesto ai miei giocatori di muoversi. Non è bastato. Si muovevano, e il gioco restava fermo. Il problema non era la quantità di movimento, era il suo scopo. Un giocatore che si sposta per occupare una zona assegnata esegue. Un giocatore che si sposta per aprire una linea che prima era chiusa costruisce. La differenza non si vede dalla panchina se guardiamo chi corre. Si vede se guardiamo cosa cambia intorno a chi corre.

Da qui la formula. Move to Create: il movimento è giustificato solo dall’effetto che produce sulla struttura. Se mi sposto e nulla cambia per la palla, per i miei compagni e per gli avversari, quel movimento è rumore. Costa energia e non genera gioco.

Non è una scoperta. È una messa a fuoco. Molti allenatori lavorano già così senza chiamarlo in questo modo. Quello che provo a fare qui è dargli una grammatica, perché un principio che non si sa descrivere non si sa nemmeno allenare, e soprattutto non si sa correggere.

Principio guida della collana

La posizione ottimale non esiste in astratto. Esiste una posizione ottimale adesso, rispetto a dove sta la palla, a come sta l’avversario e a quanto spazio c’è. Cambia una delle tre variabili e la posizione ottimale cambia. Per questo la struttura va ottimizzata di continuo, non costruita una volta.

Questo vale identico nelle due fasi. In possesso creo linee, tempi e superiorità. In non possesso creo ostacoli, ritardi e direzioni obbligate. Il verbo non cambia. Cambia l’oggetto.

02Le tre referenze

Prima di parlare di figure, serve dire rispetto a cosa un giocatore si posiziona. Nella mia esperienza i riferimenti sono tre, e vanno letti in quest’ordine di priorità perché uno condiziona l’altro.

La palla

È il riferimento primario, sempre. Non perché sia la più importante in valore assoluto, ma perché è l’unico elemento che determina in modo immediato cosa è possibile e cosa non lo è. La palla dice se sono dentro o fuori dal gioco. Dice se il mio tempo è adesso o fra due secondi. Un giocatore che si posiziona guardando i compagni e non la palla si posiziona sempre in ritardo di un tempo.

Lo spazio

Non lo spazio in metri, lo spazio utile. Distinguo spazio grande e spazio piccolo, e la distinzione non è dimensionale, è temporale: lo spazio è grande quando ho tempo per controllare, alzare la testa e scegliere. È piccolo quando la scelta deve essere già fatta prima di ricevere. Lo stesso corridoio di sei metri è grande per un giocatore e piccolo per un altro, a seconda di quanto è lontano l’avversario più vicino e di come è messo.

L’avversario

È la referenza che si sottovaluta di più, ed è quella che decide quasi tutto. Non conta solo dove sta l’avversario. Conta come sta: dove ha il corpo, cosa vede, in che direzione ha il peso. Un avversario a tre metri girato male concede più di un avversario a sei metri orientato bene. Per questo il prossimo capitolo di questo articolo è una descrizione sistematica di tutte le posizioni che l’avversario può assumere rispetto alla palla. Se non le nominiamo, non le alleniamo.

Fig. 01 / Le tre referenzeLettura simultanea
SPAZIO UTILE 1 PORTATORE 2 LINEA POSSIBILE 3 MOVIMENTO CHE CREA REF 1 / PALLA REF 2 / SPAZIO REF 3 / AVVERSARIO
Portatore Compagno senza palla Avversario Palla Linea continua bianca: passaggio Linea tratteggiata gialla: movimento
Il giocatore 3 non si muove per ricevere subito. Si muove perché il suo spostamento obbliga l’avversario vicino al 2 a scegliere: se lo segue apre la linea verticale, se non lo segue concede il terzo uomo. In entrambi i casi la struttura ha prodotto qualcosa. Questo è Move to Create nella sua forma minima.

Errore che vedo più spesso

Il giocatore legge una referenza sola. Guarda lo spazio vuoto e ci va, senza chiedersi se la palla può arrivarci e senza guardare come è messo chi lo marca. Arriva in una zona libera che resta inutile. È un movimento onesto e inutile allo stesso tempo, ed è il più difficile da correggere perché il giocatore è convinto di aver fatto la cosa giusta.

03Gli stati della palla

Prima di guardare l’avversario bisogna saper guardare la palla. Non dove sta: in che stato si trova. Lo stato della palla stabilisce quanto tempo ha la struttura per riorganizzarsi. È il primo dato che ogni giocatore deve leggere, e lo deve leggere anche quando la palla è lontana da lui.

StatoCome si riconosceTempo disponibileCosa chiede alla struttura
Palla apertaIl portatore ha la testa alta, il corpo orientato al campo lungo, nessun avversario a distanza di intervento.ALTOAllungare le distanze, attaccare la profondità, presentarsi sui tempi lunghi.
Palla chiusaIl portatore è sotto pressione, guarda la palla, ha il corpo girato verso la propria porta.BASSOAccorciare le distanze, offrire appoggio e sostegno vicini, creare due uscite immediate.
Palla in transitoLa palla sta viaggiando fra due giocatori. Nessuno la possiede.FINESTRAÈ il momento del movimento. Ogni spostamento fatto mentre la palla viaggia arriva già compiuto quando la palla si ferma.
Palla contesaDuello in corso, possesso non definito.NULLODoppia predisposizione: coprire l’ipotesi di perdita e occupare l’ipotesi di conquista. Nessuno può permettersi una sola lettura.

Dettaglio che cambia tutto

La palla in transito è lo stato più sprecato del calcio giovanile. Mentre il pallone viaggia per un secondo e mezzo, nove giocatori su dieci guardano. Quel secondo e mezzo è l’unico momento in cui il difensore non può reagire allo spostamento, perché sta seguendo la palla. Chi si muove lì arriva sempre prima. Non è questione di velocità, è questione di quando si parte.

04Tutte le posizioni dell’avversario rispetto alla palla

Questa è la parte più lunga dell’articolo, e credo sia la più utile. Un giocatore non può ottimizzare la propria posizione se non sa leggere quella di chi ha davanti. E non può leggerla se nessuno gliel’ha mai descritta. Ho provato a ordinare tutte le situazioni che si presentano, divise in tre famiglie: l’avversario sul portatore, l’avversario fra palla e compagno, l’avversario rispetto alla figura.

Ogni posizione concede qualcosa e nega qualcos’altro. Non esiste una posizione difensiva perfetta. Esiste una posizione che sposta il problema da una parte, e il nostro lavoro è riconoscere dove lo ha spostato.

Famiglia A / L’avversario sul portatore

A1
Frontale pari
Piedi paralleli, fronte alla palla, peso distribuito. Copre i due lati allo stesso modo e non indirizza.
Risposta: attaccarlo in conduzione per obbligarlo a scegliere un piede. Finche non sceglie, non ha aperto niente.
LATO CHIUSO
A2
Frontale orientato
Corpo semiaperto, un piede avanti. Chiude un lato e invita dall’altro. È la posizione difensiva più allenata e più efficace.
Risposta: non accettare l’invito. Giocare sul lato che lui ha deciso di aprire solo se la ricezione dietro di lui è già preparata.
A3
Laterale accostato
Spalla a spalla, corsa parallela. Contiene bene ma non vede palla e uomo nello stesso campo visivo.
Risposta: cambio di ritmo corto e giocata sul lato cieco, quello opposto alla sua spalla di appoggio.
A4
Dorsale
Alle spalle di chi riceve girato. Mette pressione sul primo controllo e vive di anticipo sul corpo.
Risposta: postura coperta e ritorno di prima sul sostegno. Chi restituisce poi attacca lo spazio che l’avversario ha lasciato uscendo.
NON PUÒ FERMARSI
A5
In pressione lanciata
Arriva in corsa, peso tutto in avanti. Toglie tempo, ma per un istante non può cambiare direzione.
Risposta: un tocco solo, rasoterra, nello spazio che lui sta liberando con la propria corsa. Il rischio è la finta di troppo.
LINEA PROTETTA
A6
In temporeggiamento
Arretra invece di attaccare. Regala il possesso e la conduzione, difende la profondità e guadagna densità alle sue spalle.
Risposta: avanzare in conduzione fino a entrare nel suo raggio di intervento. Chi non lo obbliga a decidere gli sta facendo un favore.
RITARDO IN VERTICALE
A7
In scivolamento
Accompagna lateralmente il movimento della palla. Copre l’orizzontale e arriva sempre un tempo dopo sulla verticale.
Risposta: due passaggi orizzontali e il terzo dentro. Lo scivolamento si batte con il cambio di piano, non con la velocità.

Famiglia B / L’avversario fra la palla e il compagno

B1
In linea di passaggio
Occupa l’ombra fra primo e secondo. Non marca nessuno, nega una connessione.
Risposta: è la situazione che genera il terzo uomo. Se la linea diretta è chiusa, la si costruisce in due passaggi invece che in uno.
B2
In marcatura preventiva
A contatto con chi deve ricevere, spesso mezzo passo davanti. Vive di anticipo e obbliga a ricevere di spalle.
Risposta: contromovimento. Prima un accenno verso lo spazio che lui protegge, poi l’uscita incontro alla palla.
SPAZIO ALLE SPALLE
B3
In intercetto largo
Si stacca dal diretto avversario per leggere la palla e rubarla. Guadagna la linea e perde la copertura dietro di sé.
Risposta: taglio nello spazio che ha abbandonato, sul tempo esatto in cui si sporge verso la palla.

Famiglia C / L’avversario rispetto alla figura

C1
Dentro la figura
Occupa il centro del triangolo o del rombo. Intercetta tutte le linee interne e vede palla e uomini insieme.
Risposta: allargare o ruotare la figura, non forzarla. Una figura più grande lo lascia sempre in ritardo su un lato.
FUORI DAL SUO CAMPO VISIVO
C2
Fuori dalla figura, in cieco
Ha perso il doppio riferimento palla e uomo. Guarda una cosa sola e per un tempo intero non esiste.
Risposta: giocare subito. Questa posizione dura un secondo. Chi aspetta il controllo perfetto la spreca.
Cod.PosizioneConcedeNegaLettura di chi non ha palla
A1Frontale pariIl tempo di conduzioneLa scelta immediata su un latoRestare larghi. Obbligarlo a perdere la simmetria prima di muoversi.
A2Frontale orientatoIl lato che ha deciso di aprireIl lato forte e la verticale centralePresentarsi sul lato aperto ma con un compagno già pronto dietro di lui.
A3Laterale accostatoIl lato cieco opposto alla spallaLa conduzione lineare in avantiOffrire il sostegno dal lato in cui lui non può girare la testa.
A4DorsaleIl ritorno e lo spazio alle sue spalleIl controllo orientato e la girataSostegno immediato a distanza di un tocco, poi attacco dello spazio che libera.
A5Pressione lanciataTutto lo spazio dietro la sua corsaIl tempo per il secondo toccoPresentarsi in linea dietro di lui. La finestra è di un tocco solo.
A6TemporeggiamentoPalla e conduzioneLa profondità e lo spazio alle spalleNon allungarsi. Riempire fra le linee e aspettare che lui rompa la distanza.
A7ScivolamentoIl tempo sulla verticaleIl passaggio orizzontale lungo la sua lineaCambiare piano. Un giocatore dentro e uno fuori, mai due sulla stessa linea.
B1In linea di passaggioLa connessione in due tempiIl passaggio diretto primo-secondoUno si presenta per fissarlo, un altro si prepara come terzo uomo.
B2Marcatura preventivaLo spazio alle sue spalle e il ritornoLa ricezione frontale e pulitaContromovimento. Prima allontanarsi, poi venire incontro.
B3Intercetto largoLo spazio che ha abbandonatoIl passaggio teso sulla linea che presidiaTaglio alle sue spalle nel momento in cui si sporge.
C1Dentro la figuraLe linee esterne e il cambio di latoLe linee interne corteAllargare i vertici. Una figura più grande vale più di un passaggio rischioso.
C2In ciecoTempo e spazio, per un secondoNiente, finché non recupera il riferimentoMuoversi mentre la palla viaggia e chiedere subito. Qui si decide in anticipo.

Come uso questa tabella sul campo

Non la faccio studiare. La uso io per correggere con un vocabolario costante. Quando fermo un’esercitazione non dico “dovevi passarla là”, dico “com’era messo il numero cinque”. Il giocatore alza la testa e la volta dopo guarda prima. È lento come processo, ma quello che si costruisce così non si perde più.

05Dalla lettura alla struttura

Letta la palla e letto l’avversario, resta la terza domanda: che forma prende la squadra. Qui entra la parte geometrica, che sarà il tema dell’articolo 02. Anticipo solo il criterio, perché senza di quello il resto di questo articolo resta teoria.

La figura geometrica non è un disegno da riprodurre. È il modo più economico per garantire tre cose contemporaneamente: un appoggio a chi ha palla, un sostegno alle sue spalle, un vertice davanti. Quando queste tre funzioni sono coperte, il portatore ha sempre almeno due uscite e non è mai obbligato a una giocata sola. Quando ne manca una, il portatore diventa prevedibile, e un giocatore prevedibile è un giocatore che perde palla anche se tecnicamente è più bravo dell’avversario.

  • Appoggio. Vicino, laterale, immediato. Serve a non perdere palla e a cambiare l’angolo.
  • Sostegno. Dietro la linea della palla. Serve a ricominciare senza tornare indietro di venti metri.
  • Vertice. Davanti, oltre almeno un avversario. Serve a rendere possibile la verticalizzazione anche quando non la giochiamo.

L’ultimo punto è quello che convince meno i giocatori e che conta di più. Il vertice serve anche quando non riceve. La sua sola presenza obbliga un difensore a restare, e quel difensore che resta è lo spazio che si apre altrove. Move to Create nella versione più pura: creo per un altro.

Regola di ottimizzazione continua

Ogni volta che la palla cambia piede, la figura è scaduta. Non è sbagliata, è scaduta. Va ricostruita rispetto alla nuova posizione della palla. Questo è il lavoro più faticoso da far accettare, perché chiede di muoversi anche quando non si è coinvolti. Ma è esattamente quello che separa una squadra che gioca da una squadra che si passa la palla.

06Lo stesso verbo nelle due fasi

Fino a qui ho parlato quasi sempre di possesso, perché è la fase in cui il concetto si spiega più facilmente. Ma Move to Create vale identico senza palla, e nella mia esperienza è lì che si vede davvero se una squadra ha capito.

In possesso creo linee

Mi muovo per aprire un canale che prima non c’era, per fissare un avversario, per liberare un compagno, per trasformare uno spazio piccolo in uno spazio grande. Il criterio di valutazione del mio movimento non è se ho ricevuto. E se dopo il mio movimento la squadra ha una possibilità in più.

In non possesso creo ostacoli

Mi muovo per chiudere un canale, per obbligare l’avversario a giocare dove voglio io, per ridurre il tempo che ha a disposizione. Anche qui il criterio non è se ho recuperato palla. E se dopo il mio movimento l’avversario ha una possibilità in meno.

Simmetria della metodologia

In possesso lavoro per aumentare le uscite del mio portatore. In non possesso lavoro per ridurre le uscite del loro. La lettura è la stessa, la tassonomia delle posizioni è la stessa, cambia solo il segno. Per questo non alleno le due fasi in giorni separati: sono la stessa competenza cognitiva.

Ne consegue una cosa pratica che mi ha cambiato il modo di costruire la seduta. Se un giocatore sa riconoscere che il suo avversario è in pressione lanciata quando ha palla, sa anche non andarci lui in pressione lanciata quando difende. La tassonomia della famiglia A, letta al contrario, diventa un manuale difensivo. È il senso della polivalenza: non giocatori che occupano tutti i ruoli, ma giocatori che leggono tutte le situazioni.

07Due esercitazioni

Metto qui due proposte, una per fase. Non sono esercizi nuovi e non pretendo che lo siano. Quello che provo a curare è il vincolo: la regola che obbliga il giocatore a fare la lettura giusta invece di suggerirgliela. Se la regola funziona, l’allenatore parla poco. Se l’allenatore deve parlare tanto, la regola era scritta male.

Es. 01 / Il terzo uomo obbligatoFase di possesso
R1 R2 R3 1 2 4 5 3 1 2 3 TERZO UOMO POSTURA COPERTA 24 x 20 M / 5 vs 3 / DUE PORTICINE
Portatore Compagno Avversario Bianco: passaggio rasoterra Giallo tratteggiato: movimento
ObiettivoCostruire la verticalizzazione in tre tempi quando la linea diretta è chiusa. Il numero 2 riceve dentro con postura coperta e non gira.
Spazio e numeri24 x 20 metri. 5 contro 3. Due porticine sul fondo lungo opposto.
RegoleTutti i passaggi rasoterra. Chi riceve dentro non può girarsi: scarica e si muove. Il punto vale solo se il gol arriva dal terzo ricevitore della sequenza.
Attività di base 8-11Spazio 26 x 22, 5 contro 2, tocchi liberi. Si conta ogni sequenza a tre riuscita, senza porticine.
Under 12-14Spazio come da schema, 5 contro 3, massimo due tocchi per chi riceve fuori. Porticine attive.
AgonisticaSpazio 22 x 18, 5 contro 4, il secondo ha un tocco solo. Si aggiunge la transizione: chi perde palla difende sei secondi.
Cosa osservoSe il terzo uomo parte mentre la palla viaggia o dopo. Se il secondo prende la postura prima di ricevere. Se il passaggio è rasoterra anche sotto pressione.
Il vincolo che fa lavorare l’esercitazione è uno solo: chi riceve dentro non può girarsi. Toglie la scorciatoia individuale e obbliga tutti gli altri a diventare utili. Da lì il terzo uomo non è più una giocata da insegnare, è l’unica uscita disponibile.
Es. 02 / Negare la figuraFase di non possesso
LINEA DA NON ROMPERE R1 R2 R3 R4 R5 D1 D2 D3 D4 LATO INVITATO D1 INDIRIZZA D2 SCIVOLA DENTRO 28 x 22 M / 5 vs 4 / RECUPERO ENTRO 6 SECONDI
Nostro giocatore in difesa Avversario in possesso Verde continuo: pressione Verde tratteggiato: scivolamento e copertura Rosso tratteggiato: figura avversaria
ObiettivoImpedire che la palla superi in verticale e rasoterra la linea dei quattro. Si difende la figura avversaria, non l’uomo.
Spazio e numeri28 x 22 metri. 5 contro 4 con i rossi in possesso. Linea di riferimento a due terzi del campo.
RegoleChi esce sulla palla deve uscire orientato e chiudere un lato dichiarato. Gli altri tre ruotano su appoggio, sostegno e copertura. Nessuno esce in pressione lanciata.
Attività di base 8-114 contro 3, spazio 24 x 20. Un solo obiettivo: chi esce sulla palla chiude un lato e lo dice a voce.
Under 12-14Come da schema. Si introduce il conteggio dei sei secondi e il punto difensivo per recupero pulito.
Agonistica6 contro 4 e due jolly di appoggio esterni. La squadra che difende riparte a chiudere in tre passaggi dopo il recupero.
Cosa osservoSe il lato invitato è sempre lo stesso o cambia a caso. Se chi copre guarda la palla o segue l’uomo. Quanti secondi passano fra l’uscita del primo e lo scivolamento del secondo.
La stessa tassonomia dell’articolo, letta al contrario. Chiedo a D1 la posizione A2, frontale orientato, e chiedo a D2 e D3 di occupare la linea di passaggio, posizione B1. Il vocabolario è identico a quello che uso in possesso, e i giocatori lo riconoscono subito.

Terza esercitazione

La proposta mista, quella che lavora sul passaggio fra le due fasi nello stesso istante, la metto nell’articolo 06, dove il tema diventa centrale. Qui avrebbe anticipato troppo.

08Cosa conto davvero

Non misuro il risultato dell’esercitazione. Misuro il comportamento. Queste sono le soglie che uso io, e le do per quello che sono: riferimenti personali costruiti sul campo, non dati di ricerca. Servono a rendere confrontabile una seduta con quella di tre settimane prima.

3+
Sequenze a tre tempi completate per ogni serie di possesso.
< 2s
Tempo fra ricezione del secondo e rilascio della palla.
Prima
Partenze del terzo uomo mentre la palla viaggia, non dopo.
< 1s
Ritardo fra uscita del primo difensore e scivolamento del secondo.

Il primo dato migliora quasi subito. Il terzo è il più lento di tutti e secondo me è il più importante: è l’unico che dice se il giocatore sta leggendo o sta reagendo.

09Quello che resta aperto

Non ho pretesa di completezza. La tassonomia della famiglia A l’ho costruita osservando le mie squadre e quelle che ho incontrato, quindi risente di un contesto preciso: categorie giovanili italiane, campi normali, giocatori normali. Chi lavora in altri contesti troverà situazioni che qui non ci sono, e mi interessa saperlo.

Quello di cui sono ragionevolmente sicuro è il criterio di fondo, perché l’ho visto funzionare anche quando la qualità tecnica era bassa: un giocatore che sa leggere come è messo l’avversario sbaglia meno di un giocatore che controlla meglio la palla ma guarda solo il pallone. Non è un’opinione sulla tecnica, è un’osservazione su cosa viene prima.

Nel prossimo articolo

02. Le figure geometriche come strumento, non come forma. Triangolo, rombo e quadrato: quando ognuno è la scelta giusta, come cambiano le distanze fra i vertici in funzione dello spazio, e perché una figura ben costruita rende quasi automatico il principio del terzo uomo. Con una proposta di lavoro per l’attività di base.

Move to Create / 01 di 07 Modello Inverso / Metodologia Spazio-Tempo Mr. Lontani

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