Move to Create
Nel primo articolo ho scritto che la posizione di un giocatore vale per quello che crea. Qui provo a fare un passo in più: se la posizione singola è una relazione, la figura geometrica è il modo più semplice che conosco per organizzare più relazioni insieme. Triangolo, rombo e quadrato non sono disegni da far imparare a memoria. Sono strumenti. E come ogni strumento vanno scelti in base al lavoro da fare, non in base a quanto sono belli sulla lavagna.
- La posizione non è un posto. È una relazione.Le tre referenze / Tassonomia dell’avversario / Possesso e non possesso
- Le figure geometriche come strumento, non come forma.In letturaTriangolo, rombo, quadrato / Appoggio, sostegno, vertice
- Palla chiusa e palla aperta: la lettura che decide il movimento.Stati della palla / Riorganizzazione della struttura
- Il terzo uomo come inevitabilità strutturale.Primo, secondo, terzo / Verticalizzazione rasoterra
- Creare lo spazio: occupare, liberare, rioccupare.Spazio grande e spazio piccolo / Movimento che genera per altri
- Move to Create in fase di non possesso.Negare la figura / Indirizzare / Ridurre lo spazio-tempo
- Dal principio all’esercitazione: progettare situazioni che obbligano a creare.Metodo induttivo / Varianti per categoria / Osservazione
01Il rombo disegnato e il rombo giocato
Ho visto molte squadre giovanili, compresa qualcuna delle mie, disporsi a rombo in modo perfetto a palla ferma. Poi la palla si muove e il rombo resta lì, fermo, mentre il gioco va da un’altra parte. I ragazzi non sbagliavano: facevano esattamente quello che avevano imparato. Avevano imparato una forma. Nessuno gli aveva spiegato a cosa servisse.
Da quell’errore, mio prima che loro, è nato il criterio che uso oggi. Una figura geometrica vale solo se garantisce funzioni. Se garantisce al portatore almeno due uscite, se permette di ripartire quando la palla è chiusa, se tiene un giocatore oltre la linea avversaria. Una figura che non fa queste cose è un disegno, anche se è geometricamente corretta.
Il criterio in una riga
La domanda da fare ai giocatori non è “siamo in rombo?”. È “chi ha palla ha due uscite?”. Se la risposta è sì, la figura c’è, qualunque forma abbia sulla lavagna.
02Le tre funzioni
Riprendo le tre funzioni introdotte nell’articolo 01, perché tutto il resto si appoggia su queste. Le descrivo con qualche dettaglio in più, soprattutto sulla postura, che è la parte che si allena meno.
| Funzione | Dove sta rispetto alla palla | Postura | Cosa garantisce | Errore tipico |
|---|---|---|---|---|
| Appoggio | Vicino, di lato o leggermente avanti. Fuori dall’ombra dell’avversario che pressa. | Corpo aperto verso il campo, pronto a giocare di prima. | La continuità. Il portatore non resta mai solo. | Venire troppo vicino e portarsi dietro il proprio marcatore. |
| Sostegno | Dietro la linea della palla, in diagonale. | Frontale al gioco, vede tutto il campo. | La ripartenza. Palla chiusa diventa palla aperta in un passaggio. | Mettersi esattamente dietro il portatore, dove il passaggio è coperto dal suo corpo. |
| Vertice | Davanti, oltre almeno un avversario. | Postura coperta se riceve spalle alla porta, orientata se riceve di fianco. | La profondità. Obbliga un difensore a restare. | Venire incontro troppo presto e togliere l’unico giocatore che teneva bassa la linea. |
Una cosa che ho capito tardi: le funzioni non appartengono ai giocatori, appartengono al momento. Lo stesso ragazzo è appoggio, poi sostegno, poi vertice nel giro di tre passaggi. Per questo il principio “saper l’appoggio, il sostegno, il vertice” è uno solo e non tre. È la capacità di riconoscere quale dei tre serve adesso.
03Il triangolo: la figura minima
Il triangolo è la figura più piccola che garantisce due uscite. Tre giocatori, due linee di passaggio per chi ha palla. Per questo è la figura della palla chiusa e dello spazio piccolo: quando il tempo è poco, serve la struttura più semplice possibile, quella che si ricostruisce in un passo.
Ha una sola condizione, e sembra banale finché non si guarda una partita di esordienti: il triangolo non deve essere piatto. Se i tre giocatori sono sulla stessa linea, il triangolo esiste solo sulla carta. Un avversario messo bene, in posizione B1 della tassonomia, chiude la linea verso il primo compagno e con la stessa ombra copre anche il secondo. Due uscite diventano una, e una sola uscita è già pressione.
Sul campo non chiedo quasi mai “fate un triangolo”. Chiedo “sei in fila con qualcuno?”. Il ragazzo si guarda intorno, si sposta di due passi e il triangolo compare da solo. Arriva alla forma partendo dalla funzione, che è l’unico ordine che per me funziona davvero.
04Rombo e quadrato: il conto delle altezze
Il rombo è un triangolo a cui si aggiunge il vertice. Il quadrato è una figura a quattro che distribuisce i giocatori in modo diverso. Sulla carta si somigliano, stessi quattro uomini. In campo sono due cose molto lontane, e il modo più semplice che ho trovato per spiegarlo è contare le altezze.
Chiamo altezza ogni linea orizzontale, rispetto alla direzione di attacco, su cui c’è almeno un compagno. Più altezze occupa la figura, più linee avversarie deve superare la palla per arrivare davanti, e quindi più occasioni ci sono per un terzo uomo. Il quadrato occupa due altezze. Il rombo, con gli stessi quattro giocatori, ne occupa tre.
Questo non vuol dire che il quadrato sia sbagliato. Lo uso quando lo spazio è grande e la palla è aperta, per esempio nella circolazione bassa con l’avversario lontano: due coppie parallele danno ampiezza e rendono facile il cambio di lato. Il suo limite si vede appena l’avversario si mette dentro la figura, la posizione C1 dell’articolo 01. A quel punto la risposta è quasi sempre la stessa: ruotare. Un giocatore scende o sale di un’altezza e il quadrato diventa rombo.
- Triangolo. Palla chiusa, spazio piccolo, pochi secondi. Tre uomini, due uscite, ricostruzione in un passo.
- Rombo. Costruzione contro un avversario che pressa per linee. Tre altezze, terzo uomo quasi naturale.
- Quadrato. Palla aperta, avversario lontano, bisogno di ampiezza. Si trasforma in rombo appena qualcuno entra nel mezzo.
05La figura respira
Una figura giusta con le distanze sbagliate non funziona. E le distanze giuste non esistono in assoluto: dipendono dallo stato della palla. È il legame più stretto fra questo articolo e il prossimo. Per ora lo dico così: palla chiusa, la figura si stringe. Palla aperta, la figura si allarga. I ragazzi lo capiscono subito se lo chiamo respiro, perché è un movimento continuo e non uno scatto fra due posizioni.
| Stato della palla | Distanza fra i vertici | Numero di tocchi atteso | Figura più adatta |
|---|---|---|---|
| Palla chiusa | Corta. Un passaggio sicuro anche sotto pressione. | 1 | Triangolo stretto |
| Palla aperta | Lunga. Obbligare l’avversario ad allargarsi. | 2-3 | Rombo o quadrato ampio |
| Palla in transito | In movimento. Si arriva alla distanza giusta mentre la palla viaggia. | VAR. | Quella che servirà alla ricezione |
| Palla contesa | Media. Pronti a stringere se si vince, a coprire se si perde. | VAR. | Triangolo con un vertice di copertura |
Non do metri precisi di proposito. Le distanze che funzionano con un gruppo di Under 10 su un campo a sette sono diverse da quelle di una Juniores a undici, e cambiano anche con la qualità del passaggio del singolo. Preferisco che il riferimento sia il tempo del passaggio: la distanza giusta è quella che la palla copre rasoterra prima che l’avversario possa intervenire.
06Dalla figura al terzo uomo
Qui anticipo un tema che svilupperò nell’articolo 04, perché è la conseguenza più importante di tutto quello che ho scritto finora. Se la figura è costruita bene, il terzo uomo non va insegnato come giocata. Compare da solo.
Il meccanismo è semplice. In un rombo con tre altezze, l’avversario che chiude la linea diretta fra portatore e vertice, la posizione B1, lascia aperte le linee verso i laterali. Il laterale riceve, spesso con postura coperta perché ha un avversario vicino, e a quel punto il vertice è già il terzo uomo: è davanti, è libero dalla linea che l’avversario stava chiudendo, e la palla gli arriva da un angolo diverso. Nessuno ha dovuto inventare niente. La geometria ha fatto metà del lavoro.
Perché insisto sulla figura prima della giocata
Una giocata insegnata si ripete finché l’avversario non la riconosce. Una figura costruita bene produce giocate diverse a seconda di come si muove l’avversario. Per questo nei gruppi più giovani lavoro quasi solo sulla struttura e lascio che la soluzione la trovino loro. È più lento, ma quello che trovano da soli lo riconoscono anche in partita.
07Le figure senza palla
In fase di non possesso le figure non spariscono. Cambiano scopo. In possesso servono a moltiplicare le uscite del nostro portatore, senza palla servono a ridurre quelle del loro. Il criterio di valutazione è speculare: una figura difensiva vale se lascia all’avversario con palla una sola uscita, e possibilmente quella che abbiamo scelto noi.
La figura difensiva di base è anche qui un triangolo, con tre funzioni che corrispondono ai principi della fase difensiva: chi dà pressione e indirizza, chi copre alle sue spalle, chi chiude la linea di passaggio più pericolosa. E vale la stessa regola della fase di possesso: il triangolo difensivo scade quando la palla cambia piede.
C’è poi una seconda lettura, che trovo molto utile con i ragazzi più grandi: riconoscere la figura dell’avversario e romperla. Se loro sono in rombo, basta un difensore ben messo sulla linea interna per trasformarlo in un quadrato piatto. È lo stesso ragionamento delle altezze, visto dall’altra parte. Lo riprendo per intero nell’articolo 06.
08Un’esercitazione
Una sola proposta, costruita attorno a una regola che mi ha dato più risultati di qualsiasi spiegazione: la regola delle altezze. Il punto non vale se al momento del passaggio decisivo due compagni sono sulla stessa linea. Non correggo la posizione, non disegno il rombo. Metto la regola e aspetto. Dopo qualche minuto la figura la costruiscono loro.
09Cosa conto
Anche qui misuro comportamenti, non risultati. Sono i riferimenti che uso io e li propongo con la stessa cautela dell’articolo precedente: servono a confrontare un gruppo con sé stesso nel tempo, non a stilare classifiche.
Il secondo dato è quello che uso di più con i piccoli. È facile da vedere anche per loro e basta da solo a cambiare la qualità del possesso.
10Quello che resta aperto
Mi rendo conto di aver semplificato. Nel gioco vero le figure si sovrappongono: lo stesso giocatore sta in due triangoli contemporaneamente, e un rombo in una zona convive con un quadrato in un’altra. Non ho una teoria completa su come si incastrano, e diffido un po’ di chi dice di averla. Ho però visto che i giocatori abituati a pensare per funzioni gestiscono queste sovrapposizioni meglio di quelli abituati a pensare per forme, e questo mi basta per continuare in questa direzione.
Nel prossimo articolo
03. Palla chiusa e palla aperta: la lettura che decide il movimento. Come si riconosce lo stato della palla da lontano, quali segnali del corpo del portatore contano davvero e come tutta la struttura si riorganizza in base a quella lettura. Con un’esercitazione per categorie miste.