Apprendimento significativo
Costruire conoscenza attraverso il significato negli sport di squadra
DAVID AUSUBEL
Uno dei più grandi equivoci nella metodologia dell’allenamento consiste nel credere che apprendere significhi ricordare.
Per molti anni l’insegnamento, sia scolastico sia sportivo, ha privilegiato la memorizzazione di informazioni, movimenti e procedure, assumendo che l’accumulo di contenuti producesse automaticamente competenza.
David Paul Ausubel dimostrò che non è così.
Il suo contributo rappresenta una delle pietre miliari delle scienze dell’apprendimento perché sposta l’attenzione dalla quantità delle informazioni alla qualità delle relazioni che ogni individuo costruisce tra ciò che già conosce e ciò che sta imparando.
La sua teoria può essere sintetizzata in una frase divenuta celebre:
“Il fattore più importante che influenza l’apprendimento è ciò che l’allievo già sa.”
Questa affermazione ha implicazioni profonde anche per gli sport di squadra.
Ogni giocatore arriva all’allenamento con una storia personale.
Con esperienze diverse.
Con competenze differenti.
Con errori consolidati.
Con convinzioni costruite nel tempo.
Con un proprio modo di interpretare il gioco.
L’allenatore non lavora su una pagina bianca.
Lavora su una conoscenza già esistente.
Ogni nuova proposta metodologica verrà interpretata attraverso questa struttura cognitiva.
Se il nuovo contenuto riesce a collegarsi in modo coerente alle conoscenze già presenti, l’apprendimento diventa significativo.
Se invece viene proposto come un’informazione isolata, il rischio è quello di ottenere una semplice memorizzazione destinata a essere dimenticata nel tempo.
Questa distinzione è fondamentale.
L’apprendimento meccanico permette spesso di ottenere una buona prestazione nell’immediato.
L’apprendimento significativo costruisce competenze trasferibili e durature.
Nel calcio questa differenza è evidente.
Un giocatore può ricordare che l’allenatore gli ha chiesto di occupare una determinata zona del campo.
Ma se non comprende il principio che giustifica quella scelta, difficilmente saprà adattare quel comportamento quando il contesto cambierà.
Al contrario, un giocatore che comprende il significato del principio sarà in grado di applicarlo anche in situazioni mai vissute in precedenza.
La competenza nasce dalla comprensione.
Non dalla memoria.
Per Ausubel il cervello organizza la conoscenza come una rete di concetti collegati tra loro.
Ogni nuova esperienza modifica questa rete.
Più i collegamenti sono numerosi e coerenti, maggiore sarà la possibilità di recuperare e utilizzare quella conoscenza quando necessario.
Negli sport di squadra questo significa che ogni principio di gioco dovrebbe essere collegato ad altri principi, ad altre situazioni e ad altre esperienze.
L’allenamento non dovrebbe proporre contenuti isolati.
Dovrebbe costruire connessioni.
Tra tecnica e tattica.
Tra percezione e decisione.
Tra spazio e tempo.
Tra comportamento individuale e organizzazione collettiva.
Solo così il giocatore costruisce una rappresentazione sempre più ricca del gioco.
Questa prospettiva modifica profondamente anche il ruolo della programmazione.
Ogni nuova seduta dovrebbe partire da ciò che il giocatore conosce già.
L’obiettivo non è aggiungere continuamente informazioni.
È ampliare, riorganizzare e rendere più sofisticata la struttura delle conoscenze esistenti.
Per questa ragione Ausubel attribuisce grande importanza agli organizzatori anticipati, strumenti che aiutano l’allievo a collegare il nuovo contenuto con le conoscenze precedenti.
Nel calcio questo principio può tradursi in molti modi.
Una domanda posta prima dell’esercitazione.
Un video che richiama un principio già affrontato.
Una situazione di gioco conosciuta.
Un confronto con la seduta precedente.
Un problema che il giocatore ha già incontrato.
Ogni elemento capace di creare un ponte tra il passato e il nuovo apprendimento facilita la costruzione del significato.
L’allenatore non introduce semplicemente un contenuto.
Aiuta il giocatore a collocarlo all’interno della propria esperienza.
Anche il feedback assume un significato diverso.
Non serve soltanto a correggere.
Serve a favorire nuove connessioni.
Ogni correzione dovrebbe aiutare il giocatore a comprendere il perché di una scelta e non soltanto il come.
Quando il feedback si limita a indicare l’errore, produce spesso una correzione momentanea.
Quando invece aiuta a comprendere il principio che governa il comportamento, favorisce un apprendimento molto più stabile.
Questa visione è estremamente attuale.
Il calcio moderno richiede giocatori capaci di adattarsi continuamente a contesti nuovi.
Questa capacità non nasce dalla ripetizione di soluzioni.
Nasce dalla comprensione profonda dei principi che regolano il gioco.
Solo chi comprende può adattare.
Solo chi attribuisce significato può trasferire.
Solo chi costruisce relazioni tra le proprie conoscenze può continuare ad apprendere anche in assenza dell’allenatore.
Questo è il cuore del pensiero di David Ausubel.
L’apprendimento non consiste nell’aggiungere informazioni alla memoria.
Consiste nel modificare il significato delle conoscenze già possedute.
Per l’allenatore questo rappresenta una responsabilità metodologica enorme.
Ogni seduta dovrebbe essere progettata non per riempire il giocatore di contenuti, ma per aiutarlo a costruire una rete di conoscenze sempre più organizzata, coerente e trasferibile.
Solo allora il calcio smette di essere una successione di esercizi.
E diventa un processo continuo di costruzione della conoscenza.o cognitivo non sia soltanto il risultato di una maturazione individuale, ma anche dell’influenza esercitata dalle relazioni, dalla comunicazione, dal linguaggio e dalla cooperazione.
Il giocatore diventa competente perché partecipa a un ambiente capace di stimolare la sua evoluzione.
Non cresce soltanto grazie alle proprie capacità.
Cresce grazie alla qualità del contesto.
Questa prospettiva modifica profondamente anche il ruolo dell’allenatore.
L’allenatore non è semplicemente colui che corregge.
È colui che costruisce relazioni educative.
Ogni feedback, ogni domanda, ogni confronto, ogni esercitazione condivisa rappresentano strumenti attraverso i quali il giocatore amplia progressivamente le proprie competenze.
Il concetto più noto elaborato da Vygotskij è quello di Zona di Sviluppo Prossimale.
Con questa espressione si indica la distanza tra ciò che una persona è in grado di fare autonomamente e ciò che può riuscire a fare grazie al supporto di un adulto competente o di un pari più esperto.
Questa idea possiede un’enorme rilevanza metodologica.
Ogni allenatore dovrebbe chiedersi non soltanto cosa un giocatore sappia fare oggi, ma soprattutto quale competenza sia pronto a sviluppare se inserito nell’ambiente giusto.
L’apprendimento più efficace non avviene quando il compito è troppo semplice.
Ma nemmeno quando è eccessivamente difficile.
Avviene nello spazio intermedio in cui il giocatore è costretto a superare il proprio livello attuale grazie al sostegno dell’ambiente.
È proprio qui che nasce la crescita.
Negli sport di squadra questo principio assume forme estremamente concrete.
Un compagno più esperto può facilitare l’apprendimento di uno meno esperto.
Un’organizzazione delle squadre equilibrata può stimolare nuove competenze.
Un feedback posto al momento opportuno può modificare profondamente il modo di interpretare una situazione di gioco.
Persino il linguaggio utilizzato durante una seduta contribuisce a costruire nuovi significati.
Ogni relazione diventa una risorsa educativa.
Da questa prospettiva anche il gruppo assume un valore differente.
La squadra non rappresenta soltanto un insieme di giocatori.
È un ambiente culturale.
Un luogo nel quale si condividono conoscenze, principi, linguaggi, comportamenti e modalità di interpretare il gioco.
Ogni giocatore apprende anche osservando gli altri.
Ascoltandoli.
Collaborando.
Confrontandosi.
Correggendosi reciprocamente.
La crescita individuale e quella collettiva procedono quindi in modo inseparabile.
Questo volume analizzerà i principali concetti sviluppati da Lev Vygotskij e ne mostrerà l’applicazione concreta nella metodologia degli sport di squadra.
Approfondiremo la Zona di Sviluppo Prossimale, il ruolo dello scaffolding, la funzione del linguaggio, il valore dell’interazione sociale e la costruzione condivisa della conoscenza.
L’obiettivo non sarà semplicemente comprendere una teoria pedagogica.
Sarà comprendere come progettare ambienti nei quali ogni relazione diventi un’opportunità di apprendimento.
Perché nel calcio, come in ogni processo educativo, nessun giocatore cresce davvero da solo.
La qualità delle sue competenze dipende anche dalla qualità delle persone, delle relazioni e del contesto che accompagnano il suo percorso.
Ed è proprio questa rete invisibile di interazioni che trasforma un gruppo di giocatori in una comunità di apprendimento.